mercoledì 23 dicembre 2015

CALENDARIO EVENTI MALANDRINI 2016



03 Aprile


L'evento, inserito all'interno del Circuito Toscano UISP, è alla sua 4° edizione. Sono previste alcune novità di percorso molto interessanti per quello che, già oggi, è considerato tra i percorsi più tecnici della toscana. Il luogo di partenza potrebbe subire dei cambiamenti visti i numeri ormai importanti dell'evento. A breve info sul nostro sito.

05 Giugno


Alla 42 km e alla 21 km si aggiunge quest'anno unULTRA di 60 km e 3000 mt D+. Il successo del 2015 e le tante richieste fatte ci hanno spinto a proporre già dal 2016 la seconda edizione di quella che si propone già come una classica. Qualche novità anche per il percorso della 42 km... ANCORA PIU' WILD!!!

12 Giugno


90 km e 6000 mt D+, ecco cosa ci aspetta per il 2016. Il Malandrino è parte integrante della Banda, nato praticamente insieme a noi e quindi non potevamo mancare all'appuntamento come tutti gli anni. Ma proprio come per il 2015 il TDM ci saràma SOLO PER AMICI AD INVITO. Non si tratta più di una gara ma di UN VIAGGIO, una bellissima traversata, sotto forma di TA.

venerdì 18 dicembre 2015

Dolomiti Winter Trail


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Dolomiti Winter Trail, gara di corsa su neve che si terrà il prossimo 14 Febbraio 2016 a Sappada.

La manifestazione  prevede alcuni appuntamenti collaterali dedicati, tra cui una sessione di YogaxRunners con l'insegnate e Trail Runner Tite Togni.
Ci sarà inoltre l’occasione di correre fianco a fianco con alcuni grandi campioni di trail running come ad esempio l'atleta del team Grivel Pablo Criado Toca e l'atleta del team Mammut Jimmy Pellegrini.

Si potranno scegliere due percorsi : uno più semplice su una distanza e dislivello che possono essere affrontati anche dai meno esperti (8km, 400 D+), ed uno più impegnativo (15Km, 700 D+) e spettacolare per chi, invece, è più preparato.
Sul sito www.dolomitiwintertrail.it è possibile trovare il regolamento completo e tutte le info per iscriversi alla gara.

venerdì 27 novembre 2015

COS'E' LO SPIRITO TRAIL

PUBBLICO CON PIACERE UN PEZZO DI MANUELA SABBATINI... da leggere!

Caterina..ieri mi hai fatto una domanda..cos'è per te lo Spirito Trail?
Sinceramente avevo talmente tante cose da dirti che mi son limitata a dirti "quello che ho scelto, che sento e quello che faccio"..ma vedrò ora di darti una risposta più dettagliata:
Lo Spirito Trail è Aiutare innanzitutto un atleta in difficoltà se ne ha bisogno, e non perché ti potrebbero squalificare all’istante, ma perché te lo senti dentro. Mi viene subito in mente quando l’anno scorso, forse due, al Trail degli Eroi, un ragazzo si ruppe un piede quasi subito dopo la partenza, pioveva e io mi son fermata, l’ho spogliato e rivestito con abiti asciutti e ho aspettato i soccorsi, poi me ne andai e non mi fecero passare al cancello perché ero fuori tempo. Sono passata senza sentire ragioni (avevo fatto troppi km in macchina per non concludere quella gara!). Arrivai quasi ultima al traguardo con ginocchia sbucciate seriamente da due cadute, ma anche lì un signore mi aiutò a tirarmi su… ecco questo è lo Spirito Trail in primis. Aiutarsi anche quando si è "avversari", anche chi non conosci...
Lo Spirito Trail è educazione e rispetto, verso la natura…. non sopporto più vedere neanche un bicchiere fuori dal bidone dei rifiuti...
Lo Spirito Trail accomuna persone folli, dannatamente resistenti alla fatica e ai dolori, ed ecco che ho trovato persone che sono tuttora tra i miei migliori amici, c è qualcosa che ti lega dentro che va oltre tutto il contorno del quotidiano...
Lo Spirito Trail è fregarsene della cena pre_gara, delle barrette, dei gel, si parte punto e si arriva punto..e se hai mal di stomaco, non hai problemi di toilette …. quindi libertà assoluta...
Lo Spirito Trail è la scoperta di una natura che difficilmente vedrei "in vacanza"...
Lo Spirito Trail è condivisione di viaggi, di momenti, di solitudine, delle tue paure di notte, di poter cantare da sola come succede in mezzo al bosco, di sentirti uno spirito libero...
Poi è vero..nello Spirito Trail è presente anche la competizione, sennò non si spiegherebbe del perché ci iscriviamo alle gare, spendendo soldi, facendo centinaia di km, potremmo andarci lo stesso senza iscriverci...poi ognuno ha il libero arbitrio di cosa intende per competizione, il mio da sempre è : “Parto, Non mollo, e se sto per raggiungere il traguardo e ho ancora benzina la uso tutta”.
Un grande Valentino Caravaggio mi disse : “Manu devi arrivare al traguardo che non hai più niente, dopo il traguardo non ti serve energia!”.
E quella frase la riporto tuttora a distanza di anni ogni volta che manca poco alla linea finisher. Devo arrivare quasi morta per poter dire a me stessa di più non avrei potuto, questo davvero conta per me. La Mia stima, quella che mi fa tornare a casa orgogliosa di me. Il contorno, un complimento, una stretta di mano, è solo un piacere aggiunto. Pensa poi che quelle poche volte che son salita su un podio ero anche in imbarazzo, figurati se quello è orgoglio per me.
E se riesci a portare questo spirito nel quotidiano allora hai fatto centro!
Manuela Sabbatini

venerdì 16 ottobre 2015

I TRAIL PER BAMBINI INVADONO I COLLI EUGANEI



Ecco un'altro bel articolo sull'ultimo Mini Trail.
Queste gare per bambini, grazie all'impegno e alla grande organizzazione di Matteo Grassi, stanno avendo enorme successo e portano sempre più bambini a cimentarsi nella corsa in natura.



giovedì 8 ottobre 2015

LISA BORZANI INTERVISTATA DA PSICHE & SPORT



Lisa Borzani è una ultratrailer che corre per l’Atletica Amatori Chirignago.

Bronzo a squadre ai mondiali ultratrail di Annecy 2015, come anche in Galles nel 2013.

Lisa Borzani si è inoltre aggiudicata numerose importanti competizioni a livello nazionale e internazionale.

Ciao Lisa, a volte il primo passo di una gara inizia mesi o anni prima con un’idea, un desiderio o un sogno che vogliamo realizzare. Per te in che modo i “sogni” sportivi influenzano il tuo allenamento e le tue gare? In che modo? L’influenza è solo positiva o può anche essere negativa?

Sicuramente avere un obiettivo, indipendentemente che questo sia un semplice obiettivo o un sogno è secondo me è notevolmente importante. La motivazione e l’impegno che “metti” sono due aspetti funzionali al raggiungimento di ciò che vuoi ottenere e sono connessi al porsi degli obiettivi. Anni fa ho visto il mio compagno Paolo partecipare al Tor de Geants e, in quel momento, mi sono detta “anche io parteciperò”, ponendomelo come obiettivo. Questo mi ha trasmesso una grande motivazione per allenarmi e per arrivare pronta all’appuntamento. Sicuramente l’avere un obiettivo o un sogno ha una valenza positiva e mi riesce difficile considerarlo negativo. Anzi! Credo che l’avere un obiettivo ti permetta di stringere i denti, facendoti uscire per l’allenamento anche quando non ne avresti voglia. Senza una meta da raggiungere ci sono cose che non faresti mai.

Nel porsi obiettivi a lungo termine, secondo te quali sono i tratti caratteriali che maggiormente possono favorire, per uno sportivo, questo processo di pianificazione e l’iter di avvicinamento e di concretizzazione dell’obiettivo?

Come diceva un mio ex allenatore, la virtù principale dell’ultramaratoneta è la pazienza. Credo sia importante saper pianificare con pazienza, senza avere il desiderio di bruciare le tappe. Questo aspetto è fondamentale soprattutto nelle fasi iniziali, poi entrano in gioco la perseveranza e la resistenza mentale. Se una persona si pone un obiettivo distante nel tempo, anche tre o quattro mesi, può capitare che all’inizio sia pieno di voglia ed entusiasmo, ma durante la preparazione abbia dei cali motivazionali. La resistenza mentale quindi sicuramente aiuta. Altre caratteristiche psicologiche sono senza dubbio la motivazione, la determinazione e la voglia di raggiungere l’obiettivo prefissato. Ricapitolando credo che gli aspetti centrali siano quindi: pazienza; resistenza e alti livelli di motivazione. Oggi va molto di moda la parola resilienza e credo che riassuma bene quanto sia necessario per raggiungere un obiettivo a lunga scadenza.

Pensando alle tue gare, credo che una tua dote sia la resistenza. Ripensando alla tua vita, fin da quando eri bambina, c’è stato un momento o un’esperienza in cui ti sei accorta che eri portata per “la resistenza” e che la sensazione di superare la fatica ti poteva piacere?

Seppure io riesca nelle gare dove c’è da resistere, ho l’impressione che non sia io che so resistere ma che siano gli altri a mollare. Non credo di avere livelli di resistenza oltre il normale. Mi viene però in mente che fin da bambina sono stata abituata alla resistenza. Ho il ricordo di vacanze passate a casa con la mia famiglia dove la mattina uscivo con mio papà e andavamo a camminare per ore e ore per raggiungere un paese vicino o per andare a trovare mia nonna. Mia nonna abitava a 30 chilometri di distanza. Questo ci permetteva di far trascorrere il tempo. Camminare per ore, alternandolo la camminata a delle corsette è una cosa che ho fatto fin da bambina ed è quindi nel mio DNA. Credo che questa forma mentis mi sia stata trasmessa da mio padre come “cosa” normale.

A livello esistenziale, quale definizione daresti alla parola fatica? Cos’è per te la fatica?

La fatica è quella sensazione che provi quando vuoi andare un po’ oltre i tuoi limiti. Quando vuoi spingerti un po’ più in là rispetto al tuo standard per riuscire a migliorarti, conseguendo un passo in avanti. Senza lo sforzo, che la fatica stessa implica, non potresti raggiungere un obiettivo. Vedo la fatica anche come un mezzo per dare sale a quello che fai. Un obiettivo raggiunto con fatica ha sicuramente un sapore diverso rispetto ad un obiettivo raggiunto senza sforzi. Nel linguaggio comune normalmente gli viene conferita una connotazione negativa, perché implica un disagio. Bisogna però considerare che è anche un mezzo per raggiungere situazioni molto piacevoli come ottenere un risultato sperato come portare a termine un trail particolarmente impegnativo o un determinato posizionamento in classifica.


Per te, in ambito sportivo, esiste un pensiero felice dotato di una forte carica energetica? Un pensiero “batteria”, che ti permette di andare avanti anche quando le risorse fisiche sembrano ormai al lumicino?

Quando, in un trail o in un ultratrail, vado in crisi, mi concentro sul famoso qui ed ora. Mi concentro sul momento che sto vivendo, dicendo a me stessa che ce la posso fare e che tante volte dalle crisi sono uscita. Le crisi passano. Come sono venute, se ne vanno anche via. Il pensare alla temporaneità mi aiuta molto ad uscire da questi momenti di disagio. Non è scritto da nessuna parte, infatti, che le crisi devono perdurare per ore ed ore o che dureranno per tutta la gara. Questi pensieri mi danno sollievo e mi permettono di essere ottimista rispetto al superare la crisi che sto vivendo.

Ci sono dei pensieri invece da cui attivamente ti tieni lontana, perchè sai che questi potrebbero nuocerti a livello motivazionale compromettendo le tue gare?

Assolutamente sì! Questo è il mio tallone d’Achille! Sono consapevole che, certi pensieri, certe persone, certe frasi e certi sguardi impressi nella mia memoria, devo tenerli lontani in ogni modo, per tutta la durata della gara. Questa la vivo come una grande fatica, perchè questi pensieri si annidano tra le pieghe della mia mente e tenerli fuori risulta a volte difficile. Nonostante questo, devo riuscirci a tutti i costi perchè una volta entrati rischiano di compromettere le mie gare. Alcune mie gare infatti sono andate “a farsi friggere”, proprio perchè mi sono concentrata su uno sguardo negativo o su una parola detta da una determinata persona in una determinata situazione.

Hai qualche strategia per rimandarli al mittente?

Come ti dicevo questa per me è la parte più dura. L’energia e gli sforzi che mi richiede non fare arrivare questi pensieri alla mente è notevole, ma so che che se non dovessi farcela poi diventa molto dura. La strategia è quindi quella di farli morire prima che nascano, prima che arrivino alla mente. Posso concentrarmi su qualcosa di concreto come mangiare un pezzo di cioccolata o una barretta. Posso concentrarmi su sensazioni fisiche come masticare o come il sapore che ho in bocca. Sposto l’attenzione dalla mia mente alle mie sensazioni fisiche, facilitando la sperimentazione di sensazioni positive, ad esempio cercando un pezzo di cioccolata nello zaino. Questo lo trovo d’aiuto.

Se lo sport, in questo senso intendo i trail e gli ultratrail ti avesse modificato a livello caratteriale, secondo te quali sono gli aspetti su cui questo cambiamento è avvenuto?

Secondo me l’ultratrail mi ha reso più paziente. Tempo fa, otto ore in ufficio, seduta davanti a un computer, mi sembravano interminabili. Ora penso che sono solo la metà di quelle che passo in mezzo ai boschi a correre. Anche il lavoro, come la crisi, ha quindi un termine. Mi ha permesso, quindi, di avere una concezione diversa del tempo che passa, rendendomi di conseguenza più paziente nello svolgere le attività che non mi piacciono. Anche la possibilità di entrare e uscire continuamente da momenti di crisi mi ha reso più resiliente. Andando spesso in montagna ho imparato ad apprezzare di più le cime ed i paesaggi della natura, scoprendo delle bellezze incredibili, che credo mi abbiano arricchito molto. Questi apprendimenti cerco di metterli in pratica nella vita di tutti giorni, perché sento che mi aiutano a vivere meglio. Penso quindi che se l’ultratrail mi ha modificato, lo ha fatto in meglio.

Nell’ambiente dell’ultratrail le tue sfide col tuo compagno Paolo sono ormai famose. Il fatto di allenarvi insieme e fare quasi sempre le stesse gare a ritmi simili in che modo senti possa essere un fattore motivante e in che modo lo può essere meno?





Non posso neanche concepire che questo possa essere uno svantaggio. Pianificare con lui le gare e condividere con lui tempo e le esperienze secondo me è un grossissimo vantaggio, perchè ho al mio fianco una persona che mi capisce rendendo meno probabile la nascita di difficoltà. A livello motivazionale è inoltre, per me, importantissimo avere il suo appoggio. Se sentissi che non approva la mia partecipazione ad una gara, credo che non ne prenderei parte o se lo facessi non renderei al meglio. Credo sia una bellissima opportunità poter condividere una passione e questo tipo di vita e questa condivisione ci permette di crescere come coppia. Un trail, inoltre, ti va bene quando hai una condizione di vita e famigliare che ti permette di correre con la mente libera. Sapere che ho l’appoggio di Paolo e che lui è per me un compagno in tutto e per tutto mi infonde un senso di sicurezza e una serenità che diventano per me un valore aggiunto in corsa.

Gareggi tutto l’anno, quasi ogni weekend, su distanze spesso molto lunghe. A volte ti sono state rivolte critiche per questo. Anche se molte di queste gare le utilizzi come allenamento, pensi che ti intacchino un po’ le risorse di resistenza mentale, oppure sono sempre allenanti anche sotto questo punto di vista?

Per me correre è sempre un gran piacere, per cui lo faccio sempre molto volentieri e nelle gare trovo uno stimolo che non trovo in allenamento. Non è sempre agevole andare ore e ore da sola per monti e avere la possibilità di prendere parte a una gara diventa per me un vantaggio. Molte persone mi dicono che gareggio troppo, ma io mi diverto, ci metto passione e impegno e quando arrivano dei bei risultati sono anche contenta. Mi alleno e gareggio anche per questo, non voglio fare finta di non essere competitiva. Inoltre avendo un lavoro, non potendo vivere di solo trail, non devo rendere conto a qualcuno e quindi cerco di godermela.Dal punto di vista mentale non mi sento assolutamente provata, non sento le energie mentali che se ne vanno. A differenza di molti io non vedo la gara come un appuntamento in cui devo dimostrare qualcosa a qualcuno, ma come un momento per divertirmi e per fare il meglio che posso. La gara inoltre può essere anche un allenamento in vista di un obiettivo futuro. Ad esempio, per preparami al Tor de Geants ho partecipato a molte gare lunghe, nell’ottica di arrivare nel migliore dei modi a questo evento. Quando ho partecipato alla Dolomiti Skyrun, all’Orobie e alla Lavaredo ero consapevole che arrivavo da un periodo di carico e che i risultati sarebbero potuti essere buoni o meno. A livello mentale, però le energie non mi sono mai venute meno. Inoltre un mio parere personale è che in Italia molti top runner non si allenano a sufficienza e questo, a mio avviso, spiega il motivo per cui non riusciamo ad emergere, a livello maschile, sulle lunghe distanze. Quattro o cinque ore di allenamento non credo siano un gran lungo e in Francia infatti molti atleti lavorano più di noi.

Vedendo da spettatore le gare di ultratrail, una domanda che sorge spontanea riguarda il rapporto tra fatica e divertimento. Quale secondo te è il rapporto, a livello quantitativo, tra fatica e divertimento?

Se ti rispondessi che mi diverto e basta mentirei. Ci sono dei frangenti in cui la frase “chi me l’ha fatto fare” emerge, però la componente della soddisfazione e del divertimento è sempre prevalente. Forse più che divertimento puro c’è una componente di soddisfazione che è sempre presente nei miei allenamenti e nelle mie gare. Una sensazione di godimento e di appagamento connesso ad un buon risultato o unicamente legato all’aver preso parte ad una gara che ti piace molto è sempre presente. Passare in posti che amo, come la Val D’Aosta e le sue vette, è già una ragione che mi spinge a partecipare a queste gare. La fatica e lo sforzo sono presenti, ma lo sono in proporzione inferiore rispetto ai lati positivi che ti regala la partecipazione ad un trail.