giovedì 8 ottobre 2015

LISA BORZANI INTERVISTATA DA PSICHE & SPORT



Lisa Borzani è una ultratrailer che corre per l’Atletica Amatori Chirignago.

Bronzo a squadre ai mondiali ultratrail di Annecy 2015, come anche in Galles nel 2013.

Lisa Borzani si è inoltre aggiudicata numerose importanti competizioni a livello nazionale e internazionale.

Ciao Lisa, a volte il primo passo di una gara inizia mesi o anni prima con un’idea, un desiderio o un sogno che vogliamo realizzare. Per te in che modo i “sogni” sportivi influenzano il tuo allenamento e le tue gare? In che modo? L’influenza è solo positiva o può anche essere negativa?

Sicuramente avere un obiettivo, indipendentemente che questo sia un semplice obiettivo o un sogno è secondo me è notevolmente importante. La motivazione e l’impegno che “metti” sono due aspetti funzionali al raggiungimento di ciò che vuoi ottenere e sono connessi al porsi degli obiettivi. Anni fa ho visto il mio compagno Paolo partecipare al Tor de Geants e, in quel momento, mi sono detta “anche io parteciperò”, ponendomelo come obiettivo. Questo mi ha trasmesso una grande motivazione per allenarmi e per arrivare pronta all’appuntamento. Sicuramente l’avere un obiettivo o un sogno ha una valenza positiva e mi riesce difficile considerarlo negativo. Anzi! Credo che l’avere un obiettivo ti permetta di stringere i denti, facendoti uscire per l’allenamento anche quando non ne avresti voglia. Senza una meta da raggiungere ci sono cose che non faresti mai.

Nel porsi obiettivi a lungo termine, secondo te quali sono i tratti caratteriali che maggiormente possono favorire, per uno sportivo, questo processo di pianificazione e l’iter di avvicinamento e di concretizzazione dell’obiettivo?

Come diceva un mio ex allenatore, la virtù principale dell’ultramaratoneta è la pazienza. Credo sia importante saper pianificare con pazienza, senza avere il desiderio di bruciare le tappe. Questo aspetto è fondamentale soprattutto nelle fasi iniziali, poi entrano in gioco la perseveranza e la resistenza mentale. Se una persona si pone un obiettivo distante nel tempo, anche tre o quattro mesi, può capitare che all’inizio sia pieno di voglia ed entusiasmo, ma durante la preparazione abbia dei cali motivazionali. La resistenza mentale quindi sicuramente aiuta. Altre caratteristiche psicologiche sono senza dubbio la motivazione, la determinazione e la voglia di raggiungere l’obiettivo prefissato. Ricapitolando credo che gli aspetti centrali siano quindi: pazienza; resistenza e alti livelli di motivazione. Oggi va molto di moda la parola resilienza e credo che riassuma bene quanto sia necessario per raggiungere un obiettivo a lunga scadenza.

Pensando alle tue gare, credo che una tua dote sia la resistenza. Ripensando alla tua vita, fin da quando eri bambina, c’è stato un momento o un’esperienza in cui ti sei accorta che eri portata per “la resistenza” e che la sensazione di superare la fatica ti poteva piacere?

Seppure io riesca nelle gare dove c’è da resistere, ho l’impressione che non sia io che so resistere ma che siano gli altri a mollare. Non credo di avere livelli di resistenza oltre il normale. Mi viene però in mente che fin da bambina sono stata abituata alla resistenza. Ho il ricordo di vacanze passate a casa con la mia famiglia dove la mattina uscivo con mio papà e andavamo a camminare per ore e ore per raggiungere un paese vicino o per andare a trovare mia nonna. Mia nonna abitava a 30 chilometri di distanza. Questo ci permetteva di far trascorrere il tempo. Camminare per ore, alternandolo la camminata a delle corsette è una cosa che ho fatto fin da bambina ed è quindi nel mio DNA. Credo che questa forma mentis mi sia stata trasmessa da mio padre come “cosa” normale.

A livello esistenziale, quale definizione daresti alla parola fatica? Cos’è per te la fatica?

La fatica è quella sensazione che provi quando vuoi andare un po’ oltre i tuoi limiti. Quando vuoi spingerti un po’ più in là rispetto al tuo standard per riuscire a migliorarti, conseguendo un passo in avanti. Senza lo sforzo, che la fatica stessa implica, non potresti raggiungere un obiettivo. Vedo la fatica anche come un mezzo per dare sale a quello che fai. Un obiettivo raggiunto con fatica ha sicuramente un sapore diverso rispetto ad un obiettivo raggiunto senza sforzi. Nel linguaggio comune normalmente gli viene conferita una connotazione negativa, perché implica un disagio. Bisogna però considerare che è anche un mezzo per raggiungere situazioni molto piacevoli come ottenere un risultato sperato come portare a termine un trail particolarmente impegnativo o un determinato posizionamento in classifica.


Per te, in ambito sportivo, esiste un pensiero felice dotato di una forte carica energetica? Un pensiero “batteria”, che ti permette di andare avanti anche quando le risorse fisiche sembrano ormai al lumicino?

Quando, in un trail o in un ultratrail, vado in crisi, mi concentro sul famoso qui ed ora. Mi concentro sul momento che sto vivendo, dicendo a me stessa che ce la posso fare e che tante volte dalle crisi sono uscita. Le crisi passano. Come sono venute, se ne vanno anche via. Il pensare alla temporaneità mi aiuta molto ad uscire da questi momenti di disagio. Non è scritto da nessuna parte, infatti, che le crisi devono perdurare per ore ed ore o che dureranno per tutta la gara. Questi pensieri mi danno sollievo e mi permettono di essere ottimista rispetto al superare la crisi che sto vivendo.

Ci sono dei pensieri invece da cui attivamente ti tieni lontana, perchè sai che questi potrebbero nuocerti a livello motivazionale compromettendo le tue gare?

Assolutamente sì! Questo è il mio tallone d’Achille! Sono consapevole che, certi pensieri, certe persone, certe frasi e certi sguardi impressi nella mia memoria, devo tenerli lontani in ogni modo, per tutta la durata della gara. Questa la vivo come una grande fatica, perchè questi pensieri si annidano tra le pieghe della mia mente e tenerli fuori risulta a volte difficile. Nonostante questo, devo riuscirci a tutti i costi perchè una volta entrati rischiano di compromettere le mie gare. Alcune mie gare infatti sono andate “a farsi friggere”, proprio perchè mi sono concentrata su uno sguardo negativo o su una parola detta da una determinata persona in una determinata situazione.

Hai qualche strategia per rimandarli al mittente?

Come ti dicevo questa per me è la parte più dura. L’energia e gli sforzi che mi richiede non fare arrivare questi pensieri alla mente è notevole, ma so che che se non dovessi farcela poi diventa molto dura. La strategia è quindi quella di farli morire prima che nascano, prima che arrivino alla mente. Posso concentrarmi su qualcosa di concreto come mangiare un pezzo di cioccolata o una barretta. Posso concentrarmi su sensazioni fisiche come masticare o come il sapore che ho in bocca. Sposto l’attenzione dalla mia mente alle mie sensazioni fisiche, facilitando la sperimentazione di sensazioni positive, ad esempio cercando un pezzo di cioccolata nello zaino. Questo lo trovo d’aiuto.

Se lo sport, in questo senso intendo i trail e gli ultratrail ti avesse modificato a livello caratteriale, secondo te quali sono gli aspetti su cui questo cambiamento è avvenuto?

Secondo me l’ultratrail mi ha reso più paziente. Tempo fa, otto ore in ufficio, seduta davanti a un computer, mi sembravano interminabili. Ora penso che sono solo la metà di quelle che passo in mezzo ai boschi a correre. Anche il lavoro, come la crisi, ha quindi un termine. Mi ha permesso, quindi, di avere una concezione diversa del tempo che passa, rendendomi di conseguenza più paziente nello svolgere le attività che non mi piacciono. Anche la possibilità di entrare e uscire continuamente da momenti di crisi mi ha reso più resiliente. Andando spesso in montagna ho imparato ad apprezzare di più le cime ed i paesaggi della natura, scoprendo delle bellezze incredibili, che credo mi abbiano arricchito molto. Questi apprendimenti cerco di metterli in pratica nella vita di tutti giorni, perché sento che mi aiutano a vivere meglio. Penso quindi che se l’ultratrail mi ha modificato, lo ha fatto in meglio.

Nell’ambiente dell’ultratrail le tue sfide col tuo compagno Paolo sono ormai famose. Il fatto di allenarvi insieme e fare quasi sempre le stesse gare a ritmi simili in che modo senti possa essere un fattore motivante e in che modo lo può essere meno?





Non posso neanche concepire che questo possa essere uno svantaggio. Pianificare con lui le gare e condividere con lui tempo e le esperienze secondo me è un grossissimo vantaggio, perchè ho al mio fianco una persona che mi capisce rendendo meno probabile la nascita di difficoltà. A livello motivazionale è inoltre, per me, importantissimo avere il suo appoggio. Se sentissi che non approva la mia partecipazione ad una gara, credo che non ne prenderei parte o se lo facessi non renderei al meglio. Credo sia una bellissima opportunità poter condividere una passione e questo tipo di vita e questa condivisione ci permette di crescere come coppia. Un trail, inoltre, ti va bene quando hai una condizione di vita e famigliare che ti permette di correre con la mente libera. Sapere che ho l’appoggio di Paolo e che lui è per me un compagno in tutto e per tutto mi infonde un senso di sicurezza e una serenità che diventano per me un valore aggiunto in corsa.

Gareggi tutto l’anno, quasi ogni weekend, su distanze spesso molto lunghe. A volte ti sono state rivolte critiche per questo. Anche se molte di queste gare le utilizzi come allenamento, pensi che ti intacchino un po’ le risorse di resistenza mentale, oppure sono sempre allenanti anche sotto questo punto di vista?

Per me correre è sempre un gran piacere, per cui lo faccio sempre molto volentieri e nelle gare trovo uno stimolo che non trovo in allenamento. Non è sempre agevole andare ore e ore da sola per monti e avere la possibilità di prendere parte a una gara diventa per me un vantaggio. Molte persone mi dicono che gareggio troppo, ma io mi diverto, ci metto passione e impegno e quando arrivano dei bei risultati sono anche contenta. Mi alleno e gareggio anche per questo, non voglio fare finta di non essere competitiva. Inoltre avendo un lavoro, non potendo vivere di solo trail, non devo rendere conto a qualcuno e quindi cerco di godermela.Dal punto di vista mentale non mi sento assolutamente provata, non sento le energie mentali che se ne vanno. A differenza di molti io non vedo la gara come un appuntamento in cui devo dimostrare qualcosa a qualcuno, ma come un momento per divertirmi e per fare il meglio che posso. La gara inoltre può essere anche un allenamento in vista di un obiettivo futuro. Ad esempio, per preparami al Tor de Geants ho partecipato a molte gare lunghe, nell’ottica di arrivare nel migliore dei modi a questo evento. Quando ho partecipato alla Dolomiti Skyrun, all’Orobie e alla Lavaredo ero consapevole che arrivavo da un periodo di carico e che i risultati sarebbero potuti essere buoni o meno. A livello mentale, però le energie non mi sono mai venute meno. Inoltre un mio parere personale è che in Italia molti top runner non si allenano a sufficienza e questo, a mio avviso, spiega il motivo per cui non riusciamo ad emergere, a livello maschile, sulle lunghe distanze. Quattro o cinque ore di allenamento non credo siano un gran lungo e in Francia infatti molti atleti lavorano più di noi.

Vedendo da spettatore le gare di ultratrail, una domanda che sorge spontanea riguarda il rapporto tra fatica e divertimento. Quale secondo te è il rapporto, a livello quantitativo, tra fatica e divertimento?

Se ti rispondessi che mi diverto e basta mentirei. Ci sono dei frangenti in cui la frase “chi me l’ha fatto fare” emerge, però la componente della soddisfazione e del divertimento è sempre prevalente. Forse più che divertimento puro c’è una componente di soddisfazione che è sempre presente nei miei allenamenti e nelle mie gare. Una sensazione di godimento e di appagamento connesso ad un buon risultato o unicamente legato all’aver preso parte ad una gara che ti piace molto è sempre presente. Passare in posti che amo, come la Val D’Aosta e le sue vette, è già una ragione che mi spinge a partecipare a queste gare. La fatica e lo sforzo sono presenti, ma lo sono in proporzione inferiore rispetto ai lati positivi che ti regala la partecipazione ad un trail.





venerdì 25 settembre 2015

IL TOR DI LISA BORZANI


Non me lo toglierò finchè l’usura non me lo strapperà via. Gliel’ho promesso.

E’ stato, di fatto, l’unico compagno di viaggio che non mi ha mai abbandonato nei giorni del mio Tor.
Fedele, onnipresente, testimone silenzioso, e ne ha viste di tutte i colori….
Ha visto la prima festosa giornata di Tor, tra la folla colorata di La Thuile e del rifugio Defeyes che mi incitava e applaudiva e mi dava più carica di un pieno di carboidrati!
Ha scollinato con me a passo Alto e al Crosatti e poi al Col Finestra e all’Entrelor…. ed al Loson con la neve ed il vento che solo al ricordo mi viene ancora la pelle d’oca!
Ha ricevuto le cure amorevoli e preziose nei bivacchi eliotrasportati sull’Entrelor e sul Loson e alle basi vita, là dove una parola cara o uno sguardo materno o un abbraccio “vero” fanno la differenza tra l’essere  trailer e l’essere partecipanti al Tor Des Geants. Ha ricevuto con me tutte le attenzioni che solo i “volonTOR “ di questa gara sanno regalare a tutti i partecipanti.
È riuscito a darmi forza, inconsapevolmente, quando nella solitudine di una fredda e nebbiosa notte tra la Fenetre d’Ersaz e la Fenetre du Tsan, mi ha ricordato che “ero al Tor”..... mi ha ricordato che anche se ero l’unico essere umano lassù nel raggio di qualche chilometro in realtà avevo molti amici in gara e non che mi supportavano a distanza e tifavano per me.
Ha condiviso le mie emozioni quando il mio cuore ha cominciato a battere più forte sia per lo sforzo che per l’adrenalina perché Denise era più vicina, perché ero felice e soddisfatta di “battagliare” dando tutta me stessa con l’atleta che mi precedeva e che stimo molto.

Ha sognato con me quelle cime dei Giganti che purtroppo non si sono viste perché la nebbia, quella birbante, le ha coperte permettendo solo di sognare paesaggi ed orizzonti che pudicamente non si sono mai mostrati in tutta la loro bellezza.
Si è sporcato un po’ con il sugo al pomodoro,  con il brodo di calde minestrine, con il succo di macedonia fresca che generose mani avevano preparato per noi viandanti proprio in quei rifugi, in quei luoghi magari anche sperduti nei quali non avresti mai pensato di trovare simili delizie.
Mi è rimasto accanto quando sentivo la terribile mancanza del mio compagno Paolo, in gara anche lui, che non ho visto nè sentito per giorni da quando il Tor è partito… e non ci ero proprio abituata a quella lontananza, per niente.
Ha creato con me un legame forte. Si’ perché puo’ sembrare strano, eppure quel braccialetto che ti chiudono al polso al ritiro del pettorale rappresenta molto e, nel corso del Tor, diventa un riferimento.
E ad un certo punto dismette le vesti di semplice “oggetto” e diventa praticamente un RITO: lui e il suo chip testimoniano che “ce l’hai fatta”, che sei passato in quella base vita, in quel punto di controllo quando senti il suo “biiip”.
E cosi’ il verbo “chippare” diventa musica per le tue orecchie e ti regala un po’ di sollievo ogni volta che “chippi IN” alla base vita... e ti regala un po’ di speranza e di motivazione quando “chippi OUT” partendo per il successivo punto ristoro.
E non mi ha tradito nemmeno quando le parole “GARA  ANNULLATA” hanno azzerato l’entusiasmo bambino di “giocarmela fino in fondo” e di arrivare sul tappeto rosso a Courmayeur ….
No,  non si è fatto contagiare dalla mia stanchezza mista a tristezza.

L’ho guardato e lui mi ha sussurrato dolcemente: “Non tagliarmi, tienimi con te.  L’anno prossimo mi alzerai verso il cielo quando valicheremo assieme  la fessura del Malatrà “.

Lisa Borzani Amatori Atletica Chirignago



lunedì 21 settembre 2015

MISURINA SKY MARATHON 20 SETTEMBRE 2015





Ieri hanno partecipato alla Misurina Sky Marathon Massimiliano Tebaldi e Michele Simion.

Mentre Alberto Pandiani ha partecipato alla Cadini Sky Race

Gare fantastiche su un percorso che tocca Montagne tra le più belle delle Dolomiti.... le Tre Cime di Lavaredo, coronate da una giornata limpida e soleggiata.



Così Alberto descrive la Sua Giornata:

Ciao Massimo,

anche io ieri ero a Misurina per la Sky Race, lo scorso hanno avevo fatto la maratona ed ero rimasto entusiasta credo sia lo scenario in assoluto più bello per correre, quest’anno avevo deciso di fare poca fatica ma non volevo perdermi le salite sui Cadini , quattro forcelle una di seguito all’altra spettacolari tecniche, corde, scale, discese dove puoi mollare le gambe e in cima grazie ad una giornata fantastica una spettacolo da restare incantati alla fine una bella volata su Misurina una birra e via contento di questa giornata di sport.



Massimiliano invece, come sempre, ci racconta la Sua gara:

Misurina Sky marathon

Una gara  immersa nelle bellezze delle dolomiti.
Una giornata perfetta, freddina di mattina ma che a poco a poco si riscalda rispettando i  tempi di corsa, regalandoti una giornata limpida che mette in risalto scorci da cartolina incantata.
Il percorso si fa amare subito, giro intorno al lago e poi sale, sale in alto a cercare qualche cengia che ti fa ammirare le cime da vicino e le valli dall'alto.
Le discese sono tecniche, difficili, invitanti. Ti viene voglia di lanciarti giù a capofitto..... ma in tutto questo il tuo corpo arranca, fa fatica, è in difficoltà.
La testa allora si interroga....... perchè??!! Perchè sono qua, perchè mi sono iscritto all'ultimo giro di lancette per essere qui?? Perchè non mi sono ascoltato??
Cosa  fa cliccare in maniera compulsiva il mio dito sul pulsante iscriviti? E' l'amore per la montagna o il cannibalismo da gara?
Cosa vince in me: la montagna, con le sue bellezze, con le sue fatiche, con le sue pendenze, oppure è solo la voglia di mettere un'altra tacca nella bacheca personale.
Una domanda che ha accompagnato il mio breve viaggio, mentre le salite litigavano con le mie gambe e le discese mettevano a dura prova il mio equilibrio. Eppure è quello che voglio, c'è tutto per passare una buona giornata di sport, ma non mi sento  a mio agio, non mi sento appagato  la mia testa salta fa cilecca, la mia schiena ricomincia a lanciarmi maledizioni, il mio corpo rifiuta quello che  nutrono i miei occhi.
Poco tempo fa, ho letto un articolo riguardante le polemiche post tor, dove la domanda principale era... chi fa il tor lo fa per amore o solo per dire l'ho fatto?? Un po' come per un maratoneta dell'ultimo ora che mette come obbiettivo la maratona di New York. Perchè se no corri li non sei un maratoneta, non sei nessuno, non ti puoi far ricordare.
Probabile che la motivazione va cercata in tutte e due le domande: per fare il tor devi avere un forte ego e un forte amore per la montagna, devi saper metterti in discussione e amare le grandi sfide.
Devi essere pronto a soffrire, allenare la testa a non mollare, devi andare oltre, chi no lo sa fare è destinato a fallire. Il pericolo in tutto questo è far sembrare tutto facile, dove di facile non c'è nulla e dove i miracoli non succedono, ce solo allenamento e convinzione nessuna ricetta pre confezionata da rubare..... la montagna non ti regala nulla....
Allora alzando gli occhi, ammirando quello intorno a me mi sono domandato: questa mia compulsione da gara non è che  mi allontana da questo spettacolo, non è che tutto si tramuti in noia , indigestione? Non corro il rischio che quelle cime, quelle discese, quelle vallate non mi trasmettano più nulla? Non sto facendo lo stesso sbaglio del marartoneta dell'ultima ora?
No la montagna non merita questo.... al 25 km  ho accontentato la mia schiena, ho rispettato il mio pensiero e soprattutto o reso omaggio a lei …. la montagna..... non merita di essere vissuta contro voglia.....va amata e rispettata, troppo bella per essere  routine.... la mia corsa finisce al rifugio Auronzo….. il mio pettorale viene messo via... una birra accompagna il mio sguardo verso l'alto, ho fatto la cosa giusta.... alla prossima


Massimiliano Tebaldi


giovedì 17 settembre 2015

PURTROPPO L'AVVENTURA È FINITA




Purtroppo l'avventura è finita..... il TOR DES GEANTS é stato definitivamente interrotto alle 08.30 di questa mattina per le pessime condizioni meteo, tra l'altro previste in ulteriore peggioramento. Credo che la decisione dell'organizzazione, anche se lascia tutti con l'amaro in bocca, debba essere condivisa perchè la sicurezza degli atleti deve essere posta sempre prima di tutto.

Tutti gli amici in gara hanno risposto ad un sms dicendo che stanno bene e sono rientrati a Courmayeur.
Ho sentito Paolo al Telefono che mi ha raccontato l'esperienza vissuta la prima notte con il maltempo.... deve essere stata veramente dura.... condizioni veramente proibitive che hanno sicuramente giustificato il primo stop di 3 ore.

Va bene così anche questa edizione del TOR viene archiviata, e si riprende ad aspettare l'edizione del prossimo anno.
Questi tre giorni sono stati fantastici, poter seguire sul live del sito i vari passaggi ai punti di rilevamento ci ha fatto sognare quei luoghi e quelle montagne da sogno, come fossimo la assieme a loro a correre sui sentieri della Vallè!!!

Voglio ringraziare gli amici impegnati in gara, Lisa Borzani - Paolo Pajaro - Gabriele Giraldo - Fabrizio Amadio e Mauro Schiavon perchè in questi giorni ci avete fatto sognare e siete stati tutti fantastici e sopratutto dei grandissimi Trailer.



TOR DES GEANTS 2015 - GARA DEFINITIVAMENTE ANNUALLATA CAUSA CONDIZIONI METEO PROIBITIVE E IN PEGGIORMANETO



PURTROPPO L'EDIZIONE DI QUEST'ANNO DEL TOR DES GEANTS È STATA VERAMENTE SFORTUNATA


ECCO IL COMUNICATO EMESSO DALL'ORGANIZZAZIONE SUL SITO UFFICIALE



LA GARA È STATA ANNULLATA

Alle 8,30 la gara è stata definitivamente annullata per condizioni meteo che continuano ad essere proibitive, anzi, è previsto un deciso peggioramento in giornata.

La priorità è sempre stata e rimane assolutamente quella di garantire la sicurezza a ogni concorrente. La direzione di gara sta provvedendo a organizzare i trasporti per riportare tutti i runner a Courmayeur o a consentire loro di raggiungere i propri mezzi.


Verrà comunque stilata una classifica ufficiale, in base ai tempi dei concorrenti presi all’ultimo punto di cronometraggio ufficiale in cui sono transitati prima del blocco della gara. Ci sarà dunque la cerimonia di premiazione, prevista probabilmente nella giornata di sabato. In questo momento l’attenzione è soprattutto concentrata sul riportare i concorrenti a valle.

EWS TOR DES GEANTS 2015


ECCOMI PER IL CONSUETO AGGIORNAMENTO SULLA SITUAZIONE DI GARA

Da ieri sera alle 22.30 ca. la gara è stata sospesa per avverse condizioni meteo. Tuttora i concorrenti rimangono fermi per scarsa visibilità sui colli in quota. Aspettiamo di vedere i prossimi aggiornamenti.

Ieri in serata abbiamo visto i primi arrivi:

Vince il TOR 2015 il Francese Boahard Patrick con il tempo di 80.20.35
In 2ª posizione il Fantastico Gainluca Galeati con il tempo di 80.44.34
In 3ª posizione il mitico Cristophe Le Saux con il tempo di 81.19.25
4° il Francese Mathieu Jean Cloude con il tempo di 83.13.50
Ed in fine 5° il Giapponese Masahiro Ono con il tempo di 83.39.11

Per quanto riguarda i nostri amici la situazione è congelata a causa della sosta forzata:

Lisa è uscita dalla base vita di Ollomont alle 18.16 quindi, considerato che la gara è stata fermata alle 22.30 ca. potrebbe essere al punto di ristoro situato a metà strada tra Ollomont e Saint Rhemy en-Bosses e quindi dovrebbe essersi ricongiunta con la Svizzara Zimmerman;

Paolo potrebbe essere stato fermato a Oyace dove risulta la marcatura alle ore 22.32;

Gabriele è fermo alla base vita di Valtournenche;

Fabrizio potrebbe essere stato fermato al Rif. Crest.

Aspettiamo i prossimi aggiornamenti.


To be continued




mercoledì 16 settembre 2015

NEWS TOR DES GEANTS 2015




GRANDISSIMA LISA ECCO IL SUO INGRESSO ALLA BASE VITA DI OLLOMONT ALLE ORE 17.12.

NELLO STESSO MOMENTO LA ZIMMERMAN  LASCIAVA LA BASE VITA DOPO UNA BREVE SOSTA DI 20'



ADESSO VEDREMO GLI SVILUPPI NELL'ULTIMA TAPPA, NEGLI ULTIMI 50 KM, GLI ULTIMI 4350 M D+  CHE LE SEPARANO DA COURMAYEUR.

DA ADESSO IN POI SI VA A DEFINIRE IL PODIO FEMMINILE. DIETRO A LORO LA TERZA DONNA JESS BAKER CHE PERO' È ANCORA LONTANA.

FORZA LISA FACCI SOGNARE!!!!

To be continued